Welcome To The Jungle [171].

Mettiamo caso che abitiate in un alloggio e abbiate un collega che vi chieda l'utilizzo  delle vostre attrezzature tecnologiche in vostra assenza.

Mettiamo caso che voi diciate pure sì, non c’è niente di male in fondo nel fare del bene ogni tanto, ma ad una condizione: “Ricordati di spegnermi tutto eh, che odio quando mi lasciano il computer o lo schermo in stand bye”. 

Mettiamo caso che incassiate un convinto “ok” ed un sentito grazie alle due e mezzo di pomeriggio per poi tornare nella vostra stanza solo intorno all’una di notte, quando il vostro turno finisce: computer spento, interruttori disattivati, porta chiusa. Tutto bene quindi? Beh, non proprio a dirla tutta perché il simpatico ragazzo, in preda ad un attacco di intelligenza acuta, ha lasciato la finestra aperta e la luce accesa. E cosa vuoi che sia, penserete voi. Niente, in effetti, perché voi mica vi trovate nel mezzo della campagna inglese, nevvero?

7 ragni di varie dimensioni, falene impazzite, mosche giganti e alcuni oggetti volanti non identificati. Benvenuti nella giungla e buonanotte a tutti.
Ho Finito

 “Welcome to the jungle” (Guns N’ roses)

Se la Matematica è un’opinione, la Fisica è una visione onirica. [170]

E’ un soleggiato mattino di Maggio (quindi si può facilmente dedurre pure la data, visto che ha fatto una e dico una giornata di sole in tutto il mese, NdR) quando Load rientra da una serie di noiose commissioni familiari e si imbatte in quella creatura piena di spunti creativi identificabile in sua madre impegnata nella preparazione del pranzo. No, non è di cucina che ci si vuole occupare quanto di due accadimenti incredibilmente vicini in ordine temporale:

1- Load nota uno straccio appallottolato e bagnato nei pressi del lavello ed incautamente chiede lumi alla gentile signora che prontamente risponde: “Ah sì, quello è lo straccio dove ho messo il ghiaccio per il mio ginocchio ieri sera, mettilo ad asciugare. Attento però, prima togli i cubetti da dentro”.

2- Dopo essere riuscito, grazie ad un autocontrollo degno del Dalai Lama, a tenere la bocca chiusa ed ad avviarsi verso la porta-finestra per portare fuori il povero straccio, lo sfortunato ed incauto Load nota che la zanzariera corrispondente è completamente aperta e, conscio del rischio che milioni di locuste impazzite possano popolare in un attimo la sua abitazione, si appresta a chiuderla quando viene bloccato da un’altra brillante osservazione: “No, eh! Non chiudere che deve asciugare di là e poi non passa aria per il riscontro“.

Non so se sia stato più difficile non dire niente in entrambe le occasioni o resistere all’impulso di prendere la laurea ed accenderla con disinvoltura dopo averla imbevuta di benzina. Ora scusatemi ma devo togliere il pane che ho messo in frigo, penso che sia quasi cotto.

Ho Finito.

“And They’ll say all the salt in this world cannot melt that ice” (Jimmy Eat World)

POst-Itted [169].

Rubrica di servizio atta ad inculcare nell’interlocutore un nuovo Edonismo del Verbo:

“È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva”

Da utilizzare prossimamente in sostituzione della solita espressione: “Se vuoi fare contenta mia madre regalale una pianta. Se vuoi far contenta una pianta non regalarle mia madre”

Ho Finito

I need to show me the way from crazy. I wanna be so much more than this. ( Jimmy Eat World )

Skuola Guida [168].

Non so voi ma io, pur conscio del fatto che sia da perfetto sfigato, continuo a vantarmi di non aver fatto errori al test per il rilascio della patente di guida nella stessa misura in cui lo farei se fossi uscito dal MIT in mezzo a due ali di folla acclamanti. Se faticate a pensare che possa esistere di peggio ho cattive notizie per voi; infatti molteplici personaggi che ho avuto l’insano piacere di incontrare si ostinano a  raccontare accadimenti della loro esistenza relativi alla loro esperienza di guida (non proprio edificanti) vantandosi come Carlo Cracco di fronte al suo brodo di verdure.

Storia 1: Rampollo (Ram-pòl-lo); Discendente di un antico casato del nord la cui biblioteca di famiglia è composta da scaffali sterminati contenenti volumi antichissimi da cui sono state cancellate parole come “povertà”, “miseria”, “stento” ma soprattutto “lavoro”. Il ragazzo protagonista di questo primo paragrafo gira con un’auto di provenienza extraeuropea la cui cilindrata se fosse tradotta in euro e sostituita al vostro stipendio vi farebbe fare un discreto salto di qualità. Il giovane, tediato dalla vita di corte e dalla sua immeritata ricchezza, un giorno decide di partire per raggiungere la classica località di vacanza per il classico fine settimana al mare.  E’ chiaro che se hai sotto il nobilposteriore un’utilitaria puoi andare in giro ai quarantacinque orari osservando la pianura in cerca di pascoli verdi e di greggi di ovini; se invece sfortuna vuole che tu sia in possesso di una supermegasportminchiapowerturbo devi per forza andare a tavoletta. Imbocchi l’autostrada e vai a razzo per una quarantina di minuti in cui ti senti Schumacher, Fast&Furious ti risulta lento come una puntata di Occhio alla Spesa e nei quali sorpassi una Delorian con alla guida uno strano soggetto dai capelli bianchi. Poi, l’imprevisto: un casello. Voi tutti siete a conoscenza delle procedure che il casellante segue quando consegnate il biglietto; sapete anche che ultimamente la tecnologia ha fatto alcuni passi in avanti sul monitoraggio delle tratte autostradali con l’introduzione dei “Tutor”, marchingegni che monitorano il vostro passaggio e segnalano un tempo di percorrenza calcolato secondo la velocità massima consentita nel quale, ovviamente, si deve rientrare per evitare sanzioni. Ecco, facciamo che il tempo suggerito dal Tutor sia di novanta minuti e che voi abbiate ottenuto il record della pista mettendocene un po’ di meno: quarantasette. Sappiate che la vostra patente verrà squarciata e voi patirete lunghi periodi di pena.

Storia 2: Il delinquente occasionale; abbonato alle infrazioni del codice della strada come un leghista a “La Padania” ha rosicchiato punti sulla patente a tutti i parenti vivi, riuscendo comunque ad esaurire anche i propri rimanendo con un numero inferiore a quattro e maggiore di due ( potevo scrivere tre ma non mi piaceva NdR). Lavora lontano da casa e si accinge a tornarvi in compagnia della madre, giunta qualche giorno prima per aiutarlo nel disinfestare la sua abitazione temporanea. Il viaggio assume subito contorni drammatici; la signora obbliga a tenere un canonico, anonimo e lento centodieci senza appello; se avete in testa il cervello di uno spericolato ed incapace stunt-man questo fotograferà la situazione materializzando pensionati che vi sorpassano sorridendo, Panda che vi sfrecciano di lato in quarta, ciclisti della domenica che si accostano e vi chiedono informazioni. A volte però accade che il destino dia una mano (ma mica poi tanto) e ad un tratto la signora cade in letargo come un orso bruno all’affacciarsi dei primi freddi; questo è il segnale per dare sfogo al piede, all’ego, al motore. Mezz’ora di velocità di “crociera”  e poi la pacchia finisce senza polemiche; anzi, per la verità mamma lo rimprovera perché “hai visto che se vai piano arriviamo comunque in orario”, ignorando i fatti accaduti durante la sua fase r.e.m. Tutto bene, dunque. Eh no, perché due mesi dopo ecco l’imprevisto: una raccomandata. Verde. Intuendo il pericoloso baratro che si avvicina, il delinquente abituale prova ad infinocchiare il nonno che, visto che non se la sente molto di essere scambiato per un ottantenne che faceva centosettanta, s’imbufalisce e spiffera tutto alla tenera madre che costringerà il ragazzo al pagamento di una multa non proprio leggera, ad andare a piedi per sei mesi e a rifare pure l’esame.

Storia 3: L’alcolizzato; intorno ai venticinque anni, avvinazzato ed in possesso di una perenne parlata strascicata rende difficile la definizione dell’esistenza di possibili quantomai improbabili stati di anche moderata sobrietà. Siamo in una località turistica molto famosa, in cui i sabato sera brulicano di ragazzi in cerca di divertimento, di discoteche piene come i pantaloni di Giuliano Ferrara e di Polizia. Il ragazzo ha una media di dodici cuba libre a sera che, peraltro, riesce regolarmente a non pagare grazie al trucco del “pago alla fine” salvo poi dileguarsi barcollante dimostrando una scaltrezza sospetta e probabilmente involontaria. Alla fine del suo consueto rifornimento il soggetto sfreccia davanti al locale in cui si era abbeverato mostrando corna in modalità “LuvU”, musica tecno a palla, occhiale da sole con griglia sulle lenti a notte fonda e grida multifrequenza: sta andando a ballare. Quello che accade in discoteca non ci interessa, anche se bisogna annotare un altro paio, se non un bel poker di bevute che, stavolta, è stato costretto a pagare. Intorno alle quattro il ragazzo si presenta fuori dalla discoteca in condizioni pietose (a stento si regge in piedi) e, con le chiavi in mano, cerca invano la sua auto. No, non l’hanno rubata, semplicemente è troppo sbronzo per ricordarsi dove l’ha parcheggiata. A questa scena oltre a voi, cari lettori (? NdR), assiste anche una pattuglia della Polizia che, incuriosita, lo avvicina: “Si sente bene? ha bisogno di aiuto? non avrà mica intenzione di guidare con quelle chiavi?” Il ragazzo risponde prontamente che sta bene, che sta solo aspettando un amico e che non guiderà, congedandoli e mostrando una scaltrezza piuttosto sospetta e probabilmente involontaria. Scampato ad una sicura perquisizione e a probabili incriminazioni per il contenuto delle proprie tasche riprende il suo peregrinare alla ricerca delle quattro ruote amiche affaticato dal gorilla che alberga sulle sue spalle da oramai diverse ore e, ad un tratto, il miracolo accade: entra, gira la chiave e accende i fari ma, appena percorso il primo metro di strada, viene accecato da una luce fortissima; no, non è la madonna che viene a prenderlo in consegna ma la pattuglia con il faro e pure le sirene accese che lo aveva pedinato (ma lui era troppo sbronzo per accorgersene). L’acool test che segue è da brivido assoluto e lo certifica ad un passo dal coma etilico alle quattro di notte. L’anno che seguirà servirà per accumulare i soldi per la multa più salata che l’umanità ricordi, frequentare un corso di riabilitazione dall’alcolismo (senza risultati evidenti) e rispettare i dodici mesi di sospensione che gli sono stati commissionati. La scaltrezza, evidentemente, era involontaria.

Ho Finito.

“You got a fast car, And I want a ticket to go anywhere” (Tracy Chapman)

Chi è causa del suo mal…[167]

Toscana, anni ’30. In un noto capoluogo di provincia si sta svolgendo una processione. A capo del corteo di fedeli, subito davanti al clero e ai chierichetti, si trovano quattro uomini tra cui il bisnonno di Load; sono i portantini della grossa statua del Patrono per il quale sta procedendo la liturgia cinetica.
Percorsa qualche centinaia di metri, un diluvio di proporzioni bibliche (è il caso di dirlo Ndr) si abbatte sui partecipanti. Schiavo della fatica e della sua poca pazienza l’uomo sbuffa ripetutamente, impreca (non è il caso di dirlo NdR), ferma i compagni di avventura, depone la struttura portante sul terreno lastricato della via cittadina e rivolto verso la statua tuona (è il caso di dirlo NdR): “Tu hai fatto piovere? E ora ti arrangi!”. Mentre si allontana risulterà vano ogni tentativo di convincerlo a riprendere il proprio posto nella processione.

Ho Finito.

“And it’s hard to hold a candle In the cold November rain” (Gun’s ‘N Roses)

Medicina Alternativa [166].

Fin dalla Preistoria gli esseri umani hanno perfezionato e tramandato una miriade di azioni, pozioni e intrugli che se messi in pratica in caso di problemi di salute più o meno gravi possono costituire un’ancora di salvezza o, se preferite, la firma in calce su un contratto di pronta guarigione. Le tecniche che prima appartenevano a Sciamani, Stregoni, Guru di vario tipo ed Alieni vengono oggi ufficialmente riconosciute come i “rimedi della nonna”. Ognuno di voi ovviamente ha i suoi, colti direttamente dal proprio albero genealogico (non fate i furbi, NdR) però, consultando sia il mio universo euristico sia la mia conoscenza anche se limitata dell’argomento, non mi era mai capitato di imbattermi in qualcuno che, in preda ad un doloroso delirio quotidiano dettato, a suo dire, da una forte e continua sinusite abbia provveduto a rasarsi completamente le sopracciglia (andando quindi in giro per qualche settimana con una espressione facciale da arresto preventivo) convincendosi, oltretutto, di essere guarito con effetto immediato cibandosi famelicamente di uno dei peggiori effetti placebo che la nostra Galassia ricordi.
Se vi capita di soffrire un po’ troppo per la sinusite vi prego, fatelo anche voi. E’ per la scienza.

Ho Finito.

“I got you, under my skin” (F. Sinatra)

POst – Itted [165].

• Rubrica di servizio atta ad inculcare nell’interlocutore un nuovo Edonismo del verbo.

“They wanna get my/ Gold on the ceiling/ I ain’t blind/ Just a matter of time/ Before they steal it/ It’s alright/ Ain’t no guard in my house”

Da Utilizzare prossimamente in sostituzione della solita espressione: “Temo che siano aumentate di nuovo le tasse”

Ho Finito.

" I need to show me the way from crazy. I wanna be so much more than this." ( Jimmy Eat World )