Curiosity Will Kill You. [164]

Pomeriggio estivo. Load, assorto e sciolto dai quaranta gradi all’ombra dell’esterno, assopito e rallentato dal lungo processo digestivo appena iniziato dell’interno si trova, come tutti gli esseri umani costantemente fanno (vero, eh???) a leggere l’etichetta in plastica che circumnaviga la sua bottiglia da un litro e mezzo d’acqua. Tra le tante indicazioni interessantissime che assorbe viene letteralmente rapito da una domanda che, giustificata da una incredibile padronanza di metodologie marketing aggressive, l’azienda distributrice ha inserito a lettere cubitali prima, dopo e durante le obbligatorie comunicazioni ai consumatori:

“Vuoi conoscere il tuo fabbisogno di acqua giornaliero? Vieni su http://www.bevi8bicchieri.it per saperlo”

Peccato che il mio computer fosse rotto, altrimenti mi sarei immediatamente precipitato a scoprirlo. Digestione permettendo.

Ho Finito.

“So many questions, and the answers come back unanswered” (Jimmy Eat World)

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Chi ha il pane non ha i denti. [163]

E’ proprio vero; hai lo schermo e la tastiera che ti guardano tutto il giorno per mesi e tu, affaccendato in altri affari, occupato in altre occupazioni, preso da altre prese, rapito da altri rapimenti (ora non è che uno dopo tanto silenzio torna e subito si può pretendere che scriva in maniera decente, NdR) non vieni mai, e dico Mai, ispirato da una ispirazione. “E poi?” direte voi (ma anche no, ovviamente) “E poi niente” dico io; semplicemente il vostro portatile, fedele custode di segreti, memorie e speranze nonché unico mezzo da voi posseduto per scrivere qualcosa di insignificante su un blog, decide di esplodere senza possibilità di essere riparato. Questo infausto evento, invero, oltre a liberare voi da me e me da voi per un lasso di tempo più o meno terapeutico, ha fatto tornare in me l’antica fiamma, fiammella, barlume, scintilla, fuoco fatuo dell’aneddotica spicciola. Tutto bene, quindi: mammancoperniente (NdR di cui sopra) dico io. Se infatti avete, come il sottoscritto, la disgraziata e quantomai dannosa presunzione di ritenere voi stessi depositari di una memoria elefantina ed infallibile che vi permette dunque di non appuntarvi mai una benemerita mazza “che tanto c’ho tutto qui” (indicando orgogliosi e trasudanti di autostima la vostra scatola cranica con l’indice affusolato) ma poi alla resa dei conti, al momento di rendere vividi i vostri ricordi di fronte ad una tastiera vi dimenticate praticamente tutto, capirete che la situazione non è delle migliori.
Tutto questo per dire cosa, alla fine? Che adesso che ho la tastiera nuova, lo schermo nuovo ed il mouse nuovo non è detto affatto che riesca a partorire qualcosa di valido; resta sottointeso, comunque, che nell’ipotetica eventualità che questo avvenga, potrei essermi sempre dimenticato la parte migliore.

Ho Finito.

“Fortune, fame, mirror vain, gone insane but the memory remains" (Metallica)

Hero Quest. [162]

Anno 2002. Siamo in un’aula gremita e molto capiente della facoltà di Economia di una nota Università italiana, in cui tre giovani sbarbatelli, stufi delle lezioni noiose e ripetitive che si tenevano nella loro, decidono di emigrare per fare una sorpresa al quarto moschettiere, impegnato a seguire in curva una lezione di quella mattina.
L’atteggiamento eccessivamente goliardico dei tre provoca immediatamente disturbi al regolare svolgimento della lezione. Impossessatisi illegalmente di un telefonino estratto da un giubbotto, iniziano a mandare messaggi compromettenti e poco eleganti a mezza rubrica. Successivamente, impostata una suoneria dance ai propri cellulari trasformeranno l’aula in una pista da ballo, riducendo gli attenti alunni di Economia (…) ad un barattolo di nitroglicerina pronto ad esplodere.
Dopo una pausa da quiete prima della tempesta, uno dei tre decide di palesarsi alla massa che fino ad allora ne ignorava l’esistenza alzando il braccio per interrompere il relatore che, sorpreso e inorgoglito dalla fame di conoscenza mostrata da quella mano che chiedeva udienza, concede al giovane il diritto di interloquire: “Lei, lassù, prego, mi dica”.

Sbarbatello: “Posso fare una domanda?”
Professore:”Certo, prego”
Sbarbatello: “Ehm, era questa. Grazie”

La reazione del docente, dopo un impietrimento più o meno duraturo, fu tutto sommato composta.
I tre decisero che era meglio tornare ai propri studi tralasciando le sirene del cabaret di seconda o terza fascia a cui sarebbero stati irreversibilmente destinati.

Ho Finito.

“Domandare è lecito, rispondere è cortesia” (Anonymous)

La Festa dell’Umiltà. [161]

Diciamo che vi piace cantare. E diciamo pure che siete bravi, oggettivamente. Vi destreggiate bene con il pianoforte, avete una cultura musicale che si potrebbe definire completa e un repertorio molto vasto dal quale attingere. Sì, lo so, in tutto questo non c’è niente di inusuale o strano, anzi. MA
Con la stagione estiva alle porte e la noia che assale il vostro animo cercate disperatamente un luogo dove esprimere il vostro talento, dare sfogo alla vostra creatività e dare da bere al vostro velato esibizionismo.
L’unica manifestazione in zona è una di quelle sagre politiche ben note a voi, mangiatori abituali di demagogia parlamentare, in cui si frigge il friggibile, si fa la tombola e, ovviamente, si svolge il più classico dei concorsi canori.
Considerando l’età media degli astanti, più tendenti all’avvizzito che avvezzi alla tendenza, il contesto decisamente low profile e il possibile livello stile “Corrida” degli avversari non ritenete comunque un azzardo presentarvi sul palco a notte inoltrata sfoggiando occhiali da sole alla Ray Charles intonando, in un falsetto accompagnato da movenze caratteristiche e non equivoche, ”Kiss” di Prince.
Zero applausi e quattordicesimo.
Su Quattordici.
Bravo, bene, bis.

Ho Finito.

“You don’t have to be rich, To be my girl, You don’t have to be cool, To rule my world” (Prince)

POst-Itted. [160]

• Rubrica di servizio atta ad inculcare nell’interlocutore un nuovo Edonismo del verbo.

“Bisogna raggiungere i più profondi antri della tristezza per riuscire ad apprezzare anche il più insignificante barlume di felicità”

Da Utilizzare prossimamente in sostituzione della solita espressione: “Ieri facendo zapping mi sono imbattuto in trenta secondi di “Kalispèra!”

Ho Finito.

" I need to show me the way from crazy. I wanna be so much more than this." ( Jimmy Eat World )

New Home. [159]

In realtà qui avevo scritto di come avrei reiniziato a scrivere su una pagina vuota e di come non avessi avuto la benché minima voglia di infilarmi in quel ginepraio assoluto che è l’importazione di un blog su un’altra piattaforma. Avevo risolto la questione della migrazione appiccicando un link qui a fianco e buonanotte. Poi, invece, folgorato da un attacco di non pigrizia ho deciso di trasferire tutto qua sopra e di riprendere da dove mi ero fermato. Quindi, si continua. Per quelli nuovi mi limiterò a dire che questo è un diario multimediale instabile, discontinuo, intermittente, egocentrico ed assolutamente autoreferenziale.
Per quelli che invece avessero intenzione di importare un malloppo di post da una piattaforma qualsiasi a questa, mi limiterò a dire: la pazienza è la virtù dei forti.
Poi però non dite che non vi avevo avvertito.

Ho Finito.

“Please let me introduce myself, i’m a man of wealth and taste. I’ve been around for a long long year. Pleased to meet you, i guess you know my name” (Rolling Stones)

Holiday Addicted. [158]

Tendenzialmente ognuno di voi (ed anche ognuno di me in realtà, NdR) è attraversato costantemente, durante le dure giornate lavorative, da un crescente e quantomai lecito bisogno di distacco dal quotidiano e da una costante e sacrosanta voglia di prendersi una meritata vacanza. 
Ovvio che nel caso in cui  questa fantasticata, sognata ed agognata prospettiva vi si palesi davanti venga automaticamente caricata delle più pompose e magnificenti aspettative; anche se poi in realtà può esistere una remota, improbabile, del tutto imprevedibile e quantomai casuale probabilità che:

Jamaica: Istigati dalla folla acclamante nonchè dal fatto che i vostri amici lo abbiano fatto appena pochi secondi prima di voi, vi sottoponete al "tuffo coraggio" da una scogliera a picco sul mare da un'altezza superiore ai dieci metri; capite subito che l'operazione non è riuscita bene dall ''ooohhOoOhHHooh" di sorpresa degli astanti e terminate la vacanza con un costante e lancinante dolore al petto. Al rientro scoprite una allegra e benvenuta frattura allo sterno (con viaggio in aereo all'oscuro di tutto incluso).

Thailandia: Bello il Sole della Tahilandia, bello. Probabimente però non portarsi dietro creme protettive non viene ritenuto da voi un fattore di rischio con il quale fare i conti; una settimana di impacchi, ghiaccio e letto con ustioni ''A vivo''.

Londra: Invitati a teatro vi vestite di corsa. Solo molto, molto, molto, molto dopo vi accorgerete di essere ancora in giro con i pantaloni del pigiama invernale.

Messico: Memori di quanto accaduto in Thailandia prendete accurate precauzioni contro il Sole. Anzi, ripensandoci ve ne infischiate anche questa volta: ustione alla cute del cranio, scalpo fatto stile Indiani americani e febbre da cavallo. Dieci giorni di letto al ritorno.

Monaco di Baviera: Buoni i crauti, buone le salse, buona la birra anche se magari si potrebbero evitare immediatamente prima del viaggio di ritorno. In pieno volo siete costretti da stimoli molto ben precisi a correre in bagno ad usare il WC ripetutamente e da due diverse prospettive (che non starei qui a spiegare NdR). Dopo alcune tappe, riconosciute oggettivamente le condizioni in cui versa la toilette dell'aereo, comunicate alla hostess la necessità di utilizzare l'altro bagno presente. La gentile ragazza nega che esista un altro Wc sull'aereo e si precipita con somma preoccupazione a verificare le condizioni della cabina di scarico organico. Dopo breve ed intenso colloquio con la cabina di pilotaggio i passeggeri effettueranno quaranta minuti di volo con le spie delle cinture accese e senza possibilità di alzarsi, dunque, per andare al bagno.
Certo, magari stavolta non è stata colpa vostra ed un virus improvviso vi ha colpito, ma con il curriculum con cui vi presentate nessuno, onestamente, vi crederebbe.

Tendenzialmente ognuno di voi (ed anche ognuno di me in realtà, NdR) è attraversato costantemente, durante le dure giornate lavorative, da un crescente e quantomai lecito bisogno di distacco dal quotidiano e da una costante e sacrosanta voglia di prendersi una meritata vacanza. Probabilmente però a qualcuno questo desiderio sta decisamente passando.

Ho Finito.

"This is the downing of the rest of our lives, on Holiday!" (Green Day)